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Sulle sedie

C’è chi sta sulle spine, chi si arrampica sugli specchi. Io sto sulle sedie. Una trapunta di sfumature color rosa amore si distende su di me, tenendomi al riparo dai tacchi e dal frigorifero. Freddo nella veranda del cuore, ma solo per la notte.

Di notte, la lama ha percorso un sentiero vivo, tranciando peli e ansie, proiettando l’immagine di un futuro certo. Alla fine di questi giorni, che è rimasto? Queste pagine di ore scritte da noi mi hanno aperto gli occhi. 53 giorni. Quanta sofferenza inutile, quante lacrime gettate via. Il mio cuore non ha mai smesso di battere. Ma per un po’, ho creduto che fosse morto. Sono dovuto andar via, sono dovuto andare dal sole, affinché i suoi raggi penetrassero nel mio petto e, esplodendo come un ordigno nucleare, riattivassero il mio cuore. Nel frattempo, tu eri lì che urlavi il mio nome nella notte più lunga che il tuo cuore abbia mai conosciuto. Mi imploravi di tornare giù. Mi imploravi di tornare da te, per far tornare il giorno nel tuo cuore. Ma io non ti ho dato ascolto. Ho preferito rimanere lassù, tra dee e biscotti. Ad un certo punto, tu ti sei stancata di urlare e hai cercato altrove il giorno. Io ero lì, con il cuore di nuovo carico, ma incapace di scaldarmi, incapace di fare luce. Sono tornato giù. E ti ho vista. Ma tu avevi smesso di aspettarmi. Ormai, splendevi di luce tua. E l’ombra della tua nuova persona mi ricopriva, nascondendomi nelle tenebre. Ora ero io a voler urlare. Ma non potevo. Un uomo di nome Orgoglio mi aveva posto sulle labbra un sigillo. Non potevo urlare. E nel frattempo, la nuova energia del mio cuore bruciava, diventava nociva. Una sera, però, l’innocenza blu ci ha fatto rincontrare. E tu sei tornata a vedermi. Ed io, finalmente, ho aperto le porte del mio petto e ti ho donato la nuova luce del mio cuore.

C’è chi sta sui binari, chi sul ciglio di un burrone. Io sto sulle sedie. Il ritratto mi guarda e mi chiede quante cartucce sono andate.

5 giorni. Conferme. Discorsi consumati tra melodie di zucchine e arpeggi di melanzane, tra vasche e storie bruciate in balcone. Tra tazzine rotte e tabacco perduto, tra cabine rosse e lamette.
Questa mattina ho lasciato la tua dimora, amore mio, lasciandomi dietro stracci azzurri. Il cielo ero grigio, i tuoi occhi zuppi di lacrime. I nostri cuori ormai sono saldi. Essi brillano insieme, uniti nell’armonia delle loro luci intrecciate.
5 giorni per purificarne 53. Ti chiedo perdono, amore mio. Perdonami, se puoi.

Tony Musicco

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