Posts Tagged ‘ morte ’

Come zucchero

– Eccomi. Lì, disteso sull’asfalto. Ho perso la testa? Ah no. Era il casco. –

Avete mai vissuto tutta una vita in un minuto? E’ questo che succede quando ti infili il casco e ti metti in sella. D’un tratto, è come se tutto si fermasse e lasciasse solo te a vivere i tuoi istanti, la tua vita. Vita che sfreccia tra istanti immobili e sordi. Ma poi, a volte, può succedere qualcosa che immobilizza quella vita sfrecciante, legandola all’immobilità di tutto il resto. Può succedere di cadere dal tuo cavallo di metallo, di scivolare via. Può succedere di esser presi da un altro cavallo di metallo che correva dietro di te. A quel punto, anche la tua vita superveloce, che in quegli istanti ibernati s’era fatta strada, rallenta. Gli istanti diventano anni, secoli, millenni. E può succedere di ritrovarsi lì distesi sull’asfalto. Intorno l’aria è carica di suoni. D’un tratto, attorno a quello sfrecciare divenuto strisciare si forma un piccolo turbinio di caos.

La morte è come zucchero. L’uomo ci gira sempre intorno. Alcuni uomini fanno di tutto per cercare di creare più distanza possibile. Altri, invece, le vanno così vicino da sorriderle in faccia. E poi, quando queste persone muoiono, ci si stupisce. “Ma come? E’ morto?”. E’ questo il punto, in tutti noi: nessuno si aspetta di morire. La morte è tenuta così estranea da noi che, anche nei contesti in cui essa è pressochè scontata, tendiamo ad escluderla come eventuale esito. Ma non è così. La morte fa parte della vita. Paradossale vero? Eppure è così. E’ la particolarità di noi mortali, di noi pezzi di carne destinati alla polvere.

– Sono ancora lì, disteso sull’asfalto. Tentano di rianimarmi. Sento come delle scosse, ma è come se fossero lontane, sempre più lontane. Ad un certo punto, non le sento più. Ma sento qualcos’altro. Il suono della mia moto. Che mi accompagna come musica che si infila nella testa. E non mi lascia più. Non mi lascerà più. Mai più. Per sempre con me. Per sempre mia. –

a Marco Simoncelli. 

Tony Musicco

Annunci

E non finisce mica il cielo

Oggi voglio farlo. Voglio fare un bagno nell’oscurità, addentrarmi nelle acque oscure della fatalià e lasciarmi trascinare dalla corrente.

Ho ricevuto un segno, un marchio a fuoco sul mio cuore, nella mia anima. Brucia, scava a fondo. Sento come un pizzico. Non fa male. Il dolore arriverà dopo. Una ferita che, quando te la fai, non ti arreca sofferenza, ma che te ne porta poi, quando pensi di dimenticartene. Il dolore mi infetta come un cancro. Mi soffoca ogni giorno di più. Gli altri, tutti intorno, quando mi vedono, non mi guardano in faccia. I loro occhi sono attratti da quel marchio che ho sul cuore. Loro guardano solo quello. Per loro sono quel marchio. Lo temono. Si allontanano da me.

Oggi voglio farlo. Voglio infilare il mio piede in quelle acque nere e farmi tirar giù.

Silenzio intorno a me. Poi, d’un tratto la luce. Un bagliore mi prende, m’avvolge. Il marchio viene nascosto da questa luce. Per un momento, il mio corpo è libero da quella firma su di me. Per qualche istante della mia vita, la gente torna ad alzare gli occhi e a guardare me. Ma ora sono io a non guardarmi più in faccia. Ora sono io a vedere soltanto quel segno che mi hanno improntato nel petto, spingendo forte, a fondo. Sono stati loro a farlo. Loro hanno scritto sul mio cuore. E ora, non riesco più a riconoscerlo, a riconoscermi. Non sono io. Non riconosco più i miei battiti.

Le acque nere mi avvolgono. Un’ondata è arrivata e mi ha tirato giù. Ora la corrente mi trascina via. D’un tratto, sento quel peso, quel segno sul mio cuore, nella mia anima, sparire. L’acqua nera se l’è portato via per sempre e, con esso, ora porta via anche me. Per sempre.

a Mia Martini

Tony Musicco

Morirò sognando

Morirò sognando.

Si, così.

Un giorno

quando le mie gambe si piegheranno

quando le mie braccia formicoleranno

quando la mia schiena sarà attraversata

da insopportabili brividi

quando il mio respiro verrà meno

io sarò lì

che ancora

guarderò il mondo

ma non “il mondo”

quello degli altri

fatto di uno sfondo grigio

fatto di coltri nere

di fumo scuro

che si staglia

per i cieli

con un sole

di una luce opaca

che ti invoglia

a tenere

la testa bassa

a non guardarlo

che ti costringe

a guardarti i piedi

ad osservare i tuoi passi

fra un asfalto

color piombo

disseminato di pietre

che fanno

capitombolare ogni 4 passi.

io morirò

guardando il “mio mondo”

che ha un caleidoscopio come sfondo

di mille colori

che illuminano il cielo

insieme ad un sole cauto

che riempe con la sua  luce

e che ti dice “guardami”

un mondo fatto di strade

di asfalto verde

con cieli liberi

sereni

io morirò

fra fiori

e erba

vedendo chitarre

suonare nei cieli

in mano ad angeli

abbigliati come i Roses.

morirò

sentendo odor d’arancio

senza versar lacrime

fissando quel sole

amico e mai indispettito

io morirò nel mio mondo

io morirò guardandolo

vivendolo ancora un altro pò

ancora per qualche altro istante

io morirò

sognando

Tony Musicco

The Grumpy Doctor

Sadaf Alvi's Blog

Il Blog di GIOVANNI MAINATO

Stupido è chi lo stupido è

Briciolanellatte Weblog

Navigare con attenzione, il blog si sbriciola facilmente

farefuorilamedusa

romanzo a puntate di Ben Apfel

Filmmaker's Life

Il blog italiano del mondo dei Filmmakers

meltaplot

adesso il cinema lo fai tu

ArticolaMente

Storie di una neo pubblicista mai stata pagata.

F.I.A.E. - FORUM INDIPENDENTE AUTORI EMERGENTI

Un Posto Tranquillo Dove Si Apprende Attraverso Il Confronto

Fumettologicamente

Frammenti di un discorso sul Fumetto. Un blog di Matteo Stefanelli

AllegraMalinconica

In Wonderland

Testi pensanti

Gli uomini sono nani che camminano sulle spalle dei giganti. E dunque, è giusto citare i giganti.