Quando la luna arrossì

Quando il figlio di Afrodite va via, è così. L’artefice puoi essere te, ma il dolore c’è. Quando la regina sceglie il nuovo erede al trono, vorresti morire. Quando vedi l’amore negli occhi della luna, il dolore è soffocante. E soffri.
Fin quando ti domandi per cosa soffri. “Oggi io ho incontrato una persona”

Una prece per la formica dolorante.
Amen a Voi…

Caino

Nel mattino ancora di tenebra lo scontro s’è già consumato.  I desideri, le lusinghe, gli insulti e i favori sono stati confrontati. La lama è stata affondata. Le urla della disperazione della fratellanza si sono alzate, riecheggiando fino al cielo ancora bruno.

Piangi, o madre. I semi che hai impiantato nella terra lottano tra di loro per distruggersi.
Piangi, madre, perché Caino vuole vincere.

Caino s’è armato delle sue sciagure. Una forma di lama s’è creata nella sua mano, pronta per essere sguainata.
Caino ha mascherato le sue colpe, per apparir più impavido dinnanzi ad Abele. Caino imputa a suo fratello i peccati della sua vita. Le sue mancanze, le sue sciagure…è tutta colpa di Abele! La rabbia di Caino viene sollecitata in lui dal nettare e dall’effetto di verdi nottate che ormai l’hanno reso prigioniero di uno smarrimento che ben presto diverrà follia.

Piangi, o madre. La fratellanza è stata spezzata. Il sangue è niente, ormai. I due semi per sempre divisi rimarranno.

Al suo ritorno compirà massacri, decreta Caino prima di lasciar il nido di vita. Abele, affranto e sconvolto, resta sicuro dell’innocenza della sua anima. La sua buona condotta di buon fratello lo tenta di pregare lo stesso per il crudele. Ma non lo fa. Non stavolta.

Tony Musicco

Luna

Un’eclissi totale e perpetua è scesa sui tuoi occhi glaciali, mia Regina dei Ghiacci.
Le due lune che vegliavano sulla notte del mio cuore sono celate da un’oscurità destinata all’eternità.

Tony Musicco

Beati voi (free frustration)

E’ arrivata la sera con terribile fretta. Mi guardo attorno. Sono circondato. Si, da loro, quelli giusti, quelli in, quelli troppo, quelli tutto. Loro si che sono a posto. Loro sono quelli del nirvana dello style, del lifestyle e del cazzostyle. Loro sono loro.

Beati voi che siete voi. Tra nasi lunghi, capelli rossi, pc-for-djs e sedicenti cantanti, non posate mai le vostre scintillanti macchine fotografiche che non fanno altro che succhiarvi l’anima, spiaccicando la vostra bella immagine sfavillante su jpeg files mozzafiato.

Beati voi che la reflex ce l’avete già pronta sulla lavatrice di fronte al cesso.

Beati voi che l’immagine di profilo non vi dura neanche due ore, che subito la sostituite con una che avete scattato perché semplicemente vi prudevano le mani.

Beati voi che a Ferragosto avete “roccato la casa”.

Beati voi che vivete e fate i fighi a Milano/Roma con i soldi di papi.

E beato me che sto qui a beatificarvi.

“vi amo, ma vi odio però”

Tony Musicco

Bronx stop

Nella tarda sera, il freddo s’è imbastardito. Era il momento di andare. Ci siamo incamminati. Tra pilastri e fari di luce acerba, abbiam fatto dimora. Ma anche tu, come il tempo, ti sei imbastardita. La mia testa, debole e incerta, ha dimenticato il pigiama. Tu ti sei imbastardita.

Niente ragioni, solo rabbia.

Il castello era lontano. Troppo lontano da noi. Ma tu ti sei imbastardita. “O il castello, o niente” m’hai detto. Allora, ti sei accartocciata sul sedile e sei morta nella tua crisalide.

Solo rabbia, niente ragioni.

Grida, urli, occhi gonfi. Portiere sbattute e teste abbassate. La notte, imbastardita dal freddo, è volata via sprecata. E a me non rimane altro che il tuo pane quotidiano: la rabbia.

Niente rabbia, niente ragioni, solo un vaffanculo.

Tony Musicco

Fragile

Fa rumore nella notte, come di ossa rotte, legno spezzato.  Si muove, vibrante, nell’etere, come inseguendo qualcosa, disegnando una scia nel silenzio notturno. Per tanto tempo ho sentito quel suono. Per tanto tempo, troppo, si è intrufolato dentro di me, straziandomi cuore e cervello. Mi ha consumato, rubandomi istanti santi dalla mia santa felicità. Ora basta. Per troppi istanti l’ho sopportato. Troppe volte mi sono lasciato piegare da quel pianto. Basta. Il cuore c’è ancora, nonostante tutte le ferite che mi ha inflitto. Ogni volta, è tornato come nuovo, ma con meno tempra, meno resistenza. Stanotte, una nuova ferita mi è stata inflitta. Ma stavolta, non si rimarginerà subito. Anzi, forse non tornerà più come prima. Forse rimarrò mutilato per sempre.

Il soprabito rosso è tornato a stuzzicare i miei polmoni. La ferita al cuore sanguina, e io ci riverso su un bicchiere di lussuriosa sofferenza. Il fumo sale. Cerco di afferrarlo, di salire con lui, fuggire via dalla ferita e dal dolore. Vorrei essere così leggero da non avere altra scelta che salire, galleggiare al di sopra delle vite.

Una camicia rossa e un gatto arancione mi fanno compagnia. Mi parlano di un cane bastonato che ringhia contro di me quando la mia ombra non c’è.  Loro mi assicurano che non ce l’ha con me. Ma lui ringhia contro di me. Il discorso mi fa dimenticare della ferita e del dolore per qualche istante. Per qualche frammento di vita, sono libero e sano. Ma poi ritornano. E allora, mi dimentico del cane e del suo ringhiare. E prego. Prego per le prossime ferite e per quello che rimarrà del mio cuore. Che riposi in pace.

Tony Musicco

Morning glory

La gloria sta nel mezzo. Da lassù mi dicono di andare. Dopo il colpo di fortuna e il soprabito rosso, non mi resta che la gobba di un cammello blu.

La gloria sta lassù. Senza dubbio, lo sbaglio ha le spine. Sospirando, un’aquila vola sino ai nidi d’animo, gridando a squarciagola nella lingua degli aquiloni.

La gloria sta quaggiù. Procaos ha parlato, sentenziando su uomo e donna, sul figlio di Adamo e sulle sfere verdi nell’arancio cielo della sera del mausoleo.

La gloria è qui. Una mano tende verso gli stolti che vomitano anonimi castighi. La vedi suonare le tre corde della vita. E la melodia della notte eterocastrata si innalza, raggiungendo l’imbustatore con la candida.

Gloria è. Gloria fu.

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