Archive for the ‘ Deliri dal vaso ’ Category

L’opinionista

Seduto in uno studio televisionario, l’opinionista espone le perle frutto dell’ingegno donatogli da Iddio. Grandi le parole, grande l’utilità di queste ultime nel sondare le menti, nel penetrare nei cessi cerebrali di chi, seduto nella propria visionaria dimora, assiste al teatro della teletensione.

“Quello che dici è molto importante” dice l’opinionista come risposta a domanda posta. Assistiamo e adoriamo all’importanza (appunto) che l’opinionista attribuisce a ciò che gli si chiede. Seduto nel salotto di un talk shock, l’opinionista è stato invocato a discorrere di stragi, disastri e affini, senza alcun titolo che lo renda degno d’essere convocato all’interno di contesti come questo. Ma lui non ha bisogno di alcun titolo, perché dall’alto della sua gieffina esperienza o della sua appartenenza ad una nobiltà la cui esistenza non è motivata da motivo alcuno o dal suo essere reduce da una fallimentare carriera musicale, televisiva o da garzone, l’opinionista ha competenze innate che lo rendono idoneo a discorrere di checchesia.

“E’ Verissimo: il Pomeriggio del Cinque in tv ci sarà l’opinionista  per parlare della sua Vita in Diretta”

Niente gloria per l’opinionista. Niente spiccioli. Solo assegni con bei zeri tondi tondi per ripagare lo spreco di parole sante, per dar merito all’opinione divina dell’opinionista, e per ringraziare Iddio per averlo mandato giù a illuminare tutti noi. Pregate, fratelli e sorelle, e ringraziate sempre.

Amen

Tony Musicco

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Sulle sedie

C’è chi sta sulle spine, chi si arrampica sugli specchi. Io sto sulle sedie. Una trapunta di sfumature color rosa amore si distende su di me, tenendomi al riparo dai tacchi e dal frigorifero. Freddo nella veranda del cuore, ma solo per la notte.

Di notte, la lama ha percorso un sentiero vivo, tranciando peli e ansie, proiettando l’immagine di un futuro certo. Alla fine di questi giorni, che è rimasto? Queste pagine di ore scritte da noi mi hanno aperto gli occhi. 53 giorni. Quanta sofferenza inutile, quante lacrime gettate via. Il mio cuore non ha mai smesso di battere. Ma per un po’, ho creduto che fosse morto. Sono dovuto andar via, sono dovuto andare dal sole, affinché i suoi raggi penetrassero nel mio petto e, esplodendo come un ordigno nucleare, riattivassero il mio cuore. Nel frattempo, tu eri lì che urlavi il mio nome nella notte più lunga che il tuo cuore abbia mai conosciuto. Mi imploravi di tornare giù. Mi imploravi di tornare da te, per far tornare il giorno nel tuo cuore. Ma io non ti ho dato ascolto. Ho preferito rimanere lassù, tra dee e biscotti. Ad un certo punto, tu ti sei stancata di urlare e hai cercato altrove il giorno. Io ero lì, con il cuore di nuovo carico, ma incapace di scaldarmi, incapace di fare luce. Sono tornato giù. E ti ho vista. Ma tu avevi smesso di aspettarmi. Ormai, splendevi di luce tua. E l’ombra della tua nuova persona mi ricopriva, nascondendomi nelle tenebre. Ora ero io a voler urlare. Ma non potevo. Un uomo di nome Orgoglio mi aveva posto sulle labbra un sigillo. Non potevo urlare. E nel frattempo, la nuova energia del mio cuore bruciava, diventava nociva. Una sera, però, l’innocenza blu ci ha fatto rincontrare. E tu sei tornata a vedermi. Ed io, finalmente, ho aperto le porte del mio petto e ti ho donato la nuova luce del mio cuore.

C’è chi sta sui binari, chi sul ciglio di un burrone. Io sto sulle sedie. Il ritratto mi guarda e mi chiede quante cartucce sono andate.

5 giorni. Conferme. Discorsi consumati tra melodie di zucchine e arpeggi di melanzane, tra vasche e storie bruciate in balcone. Tra tazzine rotte e tabacco perduto, tra cabine rosse e lamette.
Questa mattina ho lasciato la tua dimora, amore mio, lasciandomi dietro stracci azzurri. Il cielo ero grigio, i tuoi occhi zuppi di lacrime. I nostri cuori ormai sono saldi. Essi brillano insieme, uniti nell’armonia delle loro luci intrecciate.
5 giorni per purificarne 53. Ti chiedo perdono, amore mio. Perdonami, se puoi.

Tony Musicco

Momenti

1. Adesso è facile.

“Dal tuo libro, sembra quasi che tu stia cercando di denunciare una sorta di mancanza di comunicazione. E lo fai, mostrando questa mancanza di comunicazione in vari strati sociali.”

“Io non l’ho fatto apposta. L’ho fatto per me. L’ho fatto per stare bene”

“Un microcosmo”

“Sei molto tecnico”

“Ti confonde le idee”

“Bologna”

2.Quando il fango viene colpito dai raggi del Sole, quest’ultimo non diviene meno caldo e l’altro non perde la sua viltà.

“Cos’è un sigillo?”

“Che programma porta?”

“Mi vendicherò”

“E’ solo un’arrangiatore di arte”

“perché io ti sono fedele”

3. Se sono rose, fioriranno. Così dice il fioraio Rosario.

“So io perché stai ridendo”

“Ci si bel”

“Ma il pesce lo mangi?”

“To, ho saputo un’altra cosa”

“Ma non è rum!”

4. Lo sfigato che uccide l’orgoglioso. Che dolore al funerale.

“Ne mancano 9. Ormai, non mi spaventa più”

“Un diavolo travestito da angelo”

“Ca sté pagat!”

“Ma il pesce lo mangi?”(2)

“Perché mi hai chiamato?”

5. L’orgoglio calpestato

“Non lo so”

“Il sacerdote”

“Sono fiera di lui”

“E da quel momento, lei divenne la loro sorella maggiore”

“Ma tu lo mangi il pesce?”(3)

 

 

 

 

Caino

Nel mattino ancora di tenebra lo scontro s’è già consumato.  I desideri, le lusinghe, gli insulti e i favori sono stati confrontati. La lama è stata affondata. Le urla della disperazione della fratellanza si sono alzate, riecheggiando fino al cielo ancora bruno.

Piangi, o madre. I semi che hai impiantato nella terra lottano tra di loro per distruggersi.
Piangi, madre, perché Caino vuole vincere.

Caino s’è armato delle sue sciagure. Una forma di lama s’è creata nella sua mano, pronta per essere sguainata.
Caino ha mascherato le sue colpe, per apparir più impavido dinnanzi ad Abele. Caino imputa a suo fratello i peccati della sua vita. Le sue mancanze, le sue sciagure…è tutta colpa di Abele! La rabbia di Caino viene sollecitata in lui dal nettare e dall’effetto di verdi nottate che ormai l’hanno reso prigioniero di uno smarrimento che ben presto diverrà follia.

Piangi, o madre. La fratellanza è stata spezzata. Il sangue è niente, ormai. I due semi per sempre divisi rimarranno.

Al suo ritorno compirà massacri, decreta Caino prima di lasciar il nido di vita. Abele, affranto e sconvolto, resta sicuro dell’innocenza della sua anima. La sua buona condotta di buon fratello lo tenta di pregare lo stesso per il crudele. Ma non lo fa. Non stavolta.

Tony Musicco

Bronx stop

Nella tarda sera, il freddo s’è imbastardito. Era il momento di andare. Ci siamo incamminati. Tra pilastri e fari di luce acerba, abbiam fatto dimora. Ma anche tu, come il tempo, ti sei imbastardita. La mia testa, debole e incerta, ha dimenticato il pigiama. Tu ti sei imbastardita.

Niente ragioni, solo rabbia.

Il castello era lontano. Troppo lontano da noi. Ma tu ti sei imbastardita. “O il castello, o niente” m’hai detto. Allora, ti sei accartocciata sul sedile e sei morta nella tua crisalide.

Solo rabbia, niente ragioni.

Grida, urli, occhi gonfi. Portiere sbattute e teste abbassate. La notte, imbastardita dal freddo, è volata via sprecata. E a me non rimane altro che il tuo pane quotidiano: la rabbia.

Niente rabbia, niente ragioni, solo un vaffanculo.

Tony Musicco

Fragile

Fa rumore nella notte, come di ossa rotte, legno spezzato.  Si muove, vibrante, nell’etere, come inseguendo qualcosa, disegnando una scia nel silenzio notturno. Per tanto tempo ho sentito quel suono. Per tanto tempo, troppo, si è intrufolato dentro di me, straziandomi cuore e cervello. Mi ha consumato, rubandomi istanti santi dalla mia santa felicità. Ora basta. Per troppi istanti l’ho sopportato. Troppe volte mi sono lasciato piegare da quel pianto. Basta. Il cuore c’è ancora, nonostante tutte le ferite che mi ha inflitto. Ogni volta, è tornato come nuovo, ma con meno tempra, meno resistenza. Stanotte, una nuova ferita mi è stata inflitta. Ma stavolta, non si rimarginerà subito. Anzi, forse non tornerà più come prima. Forse rimarrò mutilato per sempre.

Il soprabito rosso è tornato a stuzzicare i miei polmoni. La ferita al cuore sanguina, e io ci riverso su un bicchiere di lussuriosa sofferenza. Il fumo sale. Cerco di afferrarlo, di salire con lui, fuggire via dalla ferita e dal dolore. Vorrei essere così leggero da non avere altra scelta che salire, galleggiare al di sopra delle vite.

Una camicia rossa e un gatto arancione mi fanno compagnia. Mi parlano di un cane bastonato che ringhia contro di me quando la mia ombra non c’è.  Loro mi assicurano che non ce l’ha con me. Ma lui ringhia contro di me. Il discorso mi fa dimenticare della ferita e del dolore per qualche istante. Per qualche frammento di vita, sono libero e sano. Ma poi ritornano. E allora, mi dimentico del cane e del suo ringhiare. E prego. Prego per le prossime ferite e per quello che rimarrà del mio cuore. Che riposi in pace.

Tony Musicco

Morning glory

La gloria sta nel mezzo. Da lassù mi dicono di andare. Dopo il colpo di fortuna e il soprabito rosso, non mi resta che la gobba di un cammello blu.

La gloria sta lassù. Senza dubbio, lo sbaglio ha le spine. Sospirando, un’aquila vola sino ai nidi d’animo, gridando a squarciagola nella lingua degli aquiloni.

La gloria sta quaggiù. Procaos ha parlato, sentenziando su uomo e donna, sul figlio di Adamo e sulle sfere verdi nell’arancio cielo della sera del mausoleo.

La gloria è qui. Una mano tende verso gli stolti che vomitano anonimi castighi. La vedi suonare le tre corde della vita. E la melodia della notte eterocastrata si innalza, raggiungendo l’imbustatore con la candida.

Gloria è. Gloria fu.

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