Chi ti piangerà?


Apri gli occhi. Inizia un nuovo giorno per te. Cosa farai quest’oggi? Ti tiri su dal tuo letto. Sei nuda. Ti specchi. Ti tocchi. Le tue dita sfiorano quella tua pelle tatuata di colori spenti come la tua anima. Ti infili i pantaloni di pelle, l’anfibio nero.

Non fai colazione. Non ricordi quando è stata l’ultima volta che hai mandato giù un boccone. Ma un rutto ti ricorda quello che hai bevuto ieri sera. Un punto rosa sul braccio, invece, ti ricorda quello che ti sei fatta ieri sera.

Che ne sarà di te quest’oggi?

Esci di casa. Gironzoli per la città. Ray-Ban cattivi sugli occhi. Incontri un paio di tue amiche. Vi accordate per la serata. Vi prendete un caffè. Torni a casa. I tuoi sono a pranzo. Li ignori. Ignori la tavola. Non tocchi nulla. Ti rinchiudi nella tua stanza. Metti su un disco dei Cradle of Filth. Ti distendi. E ti perdi. Ti chiedi come sarebbe se tu morissi. A chi mancheresti, chi ti piangerebbe al funerale, chi fingerebbe di farlo. E in quel momento, speri che quel giorno arrivi il prima possibile.

Che ne sarà di te questa notte?

Pantaloncini, stivali, giacca…tutto rigorosamente in pelle nera. I capelli diritti verso l’alto. Squillo. Gli amici sono sotto casa e ti aspettano per andare. Vi aspetta una serata. Una delle vostre, nel locale alternativo, reso vivo da gente alternativa. Come voi. Come te. Appena entri, abbracci, baci, slinguazzate qua e là. Poi via con la prima sigaretta, il primo bicchiere di birra. Poi, ti viene vicino il solito amico. Ti fa un sorriso. Ti dice “andiamo?”. Tu gli fai cenno di si. Uscite dal locale. Vi appartate in auto. Tu ti levi la giacca. Intanto lui scalda il suo cucchiaino. In un baleno, la sua spada è pronta. Ti sorride. Tu, sorridendo, gli cedi il tuo braccio. Ed ecco che quella spada ti penetra la vena. E ti vomita dentro quel fiato d’inferno che ti fa vedere il paradiso. Per degli istanti che sembrano anni, tu sei non sei più lì. Sei altrove, lontana dalla tua vita, dai tuoi vestiti di pelle, dai tuoi tatuaggi. Sei lontana da te. E stai bene. Poi, il viaggio finisce, la giostra ritorna al punto di partenza. Ma stavolta, qualcosa è cambiato. Tu non riesci a tornare. Sei bloccata sulla tua giostra. Non riesci a venire fuori. Dalla tua bocca, bava bianca viene fuori. Il tuo amico ti prende di peso. Sa cosa ti sta accadendo. Non vuole guai. Ti poggia sull’asfalto. Mette in moto. E va via. Tu rimani lì, con gli occhi quasi chiusi, prigioniera di un silenzio più forte di un qualsiasi strillo.

Il giorno è arrivato. Chi ti piangerà?

Tony Musicco

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    • mimi
    • 14 gennaio 2012

    forte impatto emotivo…me gusta!

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