“Tranquillo, Pip! Ti ascolto…”


09/12/2009

C’era una volta un bambino. Si chiamava Filippo e aveva 8 anni.

Filippo viveva in una gran bella casa, ben arredata e molto spaziosa. La sua camera era molto grande, ed era piena zeppa di giocattoli, per la maggior parte di action figures dei personaggi dei fumetti. Wolverine, l’Uomo Ragno, Capitan America… ce li aveva proprio tutti. E tutti gli erano stati regalati da Luca, il suo fratellone. Luca aveva 20 anni, ed era una fratello fantastico per Filippo. Infatti, giocava sempre con lui, anche quando aveva molto da studiare. Poi, gli faceva sempre regali e lo aiutava con i compiti.

Luca leggeva molto. Era sempre sommerso dai libri. Gli piaceva chiamarlo Pip, come il protagonista del romanzo Grandi Speranze di Dickens. Era il suo autore preferito. Quando Luca ne parlava, Filippo cercava di pronunciarne il nome, ma non ci riusciva mai.

Luca rideva sempre. A Filippo piaceva il suono della sua risata. Al solo sentirlo ridere, scoppiava e lo seguiva a ruota.

Filippo considerava suo fratello un ragazzo speciale, capace di cose straordinarie. Ad esempio, tante volte Filippo, il pomeriggio, mentre Luca dormiva, andava a svegliarlo, magari per chiedergli qualcosa. Luca rimaneva con gli occhi chiusi. Allora, Filippo continuava a scuoterlo, per farglieli aprire.

“Tranquillo, Pip. Ti ascolto” gli diceva sempre suo fratello. E Filippo rimaneva sbalordito ogni volta.

“Mamma mia” pensava “mio fratello è capace di ascoltare la mia voce anche quando dorme!”

Un giorno, tornò a casa da scuola, e trovò suo fratello a letto. Sua madre gli disse che stava poco bene. Aveva la febbre. Filippo andò vicino al suo letto.

“Ehi, Lu! Che hai?”

“Niente, Pip. Un po’di febbre. Devo aver toccato un po’ di kryptonite per sbaglio” disse ridendo. Filippo rispose alla risata. La kryptonite era la pietra alla quale era allergico Superman, il supereroe preferito di Filippo. Luca gli aveva regalato perfino il costume per Carnevale.

Così, quel pomeriggio, i due fratelli non poterono giocare e Filippo si annoiò a morte.

Nei giorni successivi, la situazione rimase la stessa. Luca era continuamente bloccato a letto, e i genitori non volevano che Filippo gli si avvicinasse. Dopo una settimana, all’uscita della scuola, invece di trovare suo padre, Filippo vi trovò ad attenderlo suo nonno.

“Ehi, piccolo! Oggi pranzi da noi! Dai! La nonna ha preparato i cappelletti al pomodoro!” gli disse l’anziano parente. Dal pranzo, la cosa si protrasse alla cena, finchè i suoi nonni gli dissero che avrebbe passato la notte da loro. Il giorno dopo, si svegliò di scatto, spaventato da uno sogno che, però, non riuscì a ricordare una volta sveglio. Scese dal letto e andò verso il salotto. Sentì delle voci. Pian piano, aprì leggermente la porta. Vide i suoi nonni che parlavano con i suoi genitori. Sua madre era in lacrime. Filippo non riuscì a sentire bene cosa stessero dicendo. Capì soltanto che suo fratello era ammalato e poi aveva sentito una strana parola: tumore. Era una parola che Filippo non aveva mai sentito dire prima. Pensò subito ad una tipologia di carne.

“Gli avrà fatto male e adesso sta poco bene” pensò fra se il piccolo. Così, entrò e si avvicinò a loro. Sua madre, vedendolo, si asciugò le lacrime.

“Mamma, che c’è? Perché piangi? Dov’è Luca?”. Sua madre montò un sorriso finto.

“Amore, non sto piangendo. Avevo una ciglia fastidiosissima nell’occhio e papà mi stava dando una mano a toglierla”

“Mamma, e Luca?”

“Tesoro, Luca è partito”

“E’ partito? E dov’è andato?”

“Amore, è andato in gita con gli amici”

“Ma non mi ha salutato”

“ Lo so tesoro. Però, non ti preoccupare. Lui ti vuole bene”.

Durante le due settimane successive, Filippo continuò a stare dai suoi nonni. Loro erano simpatici. E bravi. Non lo sgridavano mai. Erano sempre gentili con lui.

Intanto, si avvicinava Natale, la festività preferita di Filippo. Era il periodo dell’Avvento. Lui lo sapeva bene, perché andava a messa ogni domenica con suo fratello. In quel periodo, Filippo usava pensare alla “letterina a Babbo Natale”. La scriveva insieme a Luca.

“Ora dalla a me. Stasera andrò da Babbo Natale e gliela consegnerò di persona” gli diceva sempre Luca, ogni 23 dicembre.  Solo che Luca non c’era. Più di una volta, sua nonna gli aveva proposto di scriverla con lei, ma aveva sempre rifiutato. Voleva aspettare che Luca tornasse dalla gita. Un’altra settimana passò. I suoi continuavano a dirgli che era in gita. Allora, si convinse a scrivere la lettera con sua nonna. Non ci scrisse tantissimo, come gli anni passati:

Caro Babbo Natale, quest’anno, vorrei che mi facessi 2 regali: il Power Ranger rosso e far tornare mio fratello Luca dalla gita”.

Sua nonna, leggendo quella frase, si commosse, ma riuscendo a stento a trattenere le lacrime.

Un paio di giorni dopo, di buon mattino, fu svegliato da sua madre

“Tesoro!Svegliati! Andiamo a trovare tuo fratello”. Filippo, tutto gioioso, si vestì in tutta fretta. Un breve viaggio in macchina e arrivarono in un posto che Filippo non aveva mai visto. Era una grande edificio, pieno di corridoi. E stanze. Tante stanze, con dentro tante persone che dormivano. Nei corridoi si sentiva un odore pesante e c’era un grande caldo. Persone con addosso strani camici bianchi, con sopra dei cartellini con dei nomi e delle foto molto piccole. Dopo tanto camminare, entrarono in una di quelle tante stanze. In uno di quei letti c’era Luca. Appena lo ebbe visto, Filippo si riempì di gioia e gli corse contro.

“Ehi, Pip!”

“Ehi, Lu! Che stai facendo?”

“Sto riposando”

“Perché ti sei stancato in gita?”

“Si, esatto. Anche durante la gita, ho trovato un po’ di kryptonite”. Filippo scoppiò a ridere. Con lui, quella battuta funzionava sempre.

Filippo, allora, tirò fuori la sua letterina.

“Guarda cos’ho portato”

“Oh! La letterina! Bravo!”

“Gliela porterai a Babbo Natale?”

“Certo”

“Anche se stai riposando?”

“Ma certo! Stasera andrò a consegnargliela di persona!”. Poi, i suoi genitori gli dissero che era ora di andar via. Filippo ci rimase un po’ male, perché era appena arrivato e già doveva andar via. Luca si addormentò immediatamente e non salutò Filippo. Il piccolo rimase con il broncio per tutto il resto della giornata.

Era la notte del 24 dicembre. Filippo aveva lo sguardo fisso sul soffitto. Ad un certo punto, sentì strani rumori provenire dal salotto. In punta di piedi raggiunse la stanza e aprì la porta. Appena lo ebbe visto non potè credere ai suoi occhi: era Babbo Natale!

“Babbo Natale!” gridò Filippo.

“Pip, non gridare” gli disse l’uomo in rosso. Filippo, sentendo quel nome, gli si avvicinò e gli tirò la barba. Era finta. Allora, fu il Babbo stesso a togliersela e a rivelarsi: era Luca.

“Lu?!”

“Si, sono io, Pip. Sono io Babbo Natale. Lo sono sempre stato”

“Davvero?”. Pip lo abbracciò

“Si. Pip, qualunque cosa accada, ovunque io vada, sappi che io ti voglio tanto bene e sarò sempre con te”

“Anch’io, Lu!” e si strinse ancora più forte al fratello. D’un tratto, sentì la voce di sua madre e si ritrovò nel suo letto. Era stato tutto un sogno. Era mattina e sua madre l’aveva svegliato.

“Filippo! Dai alzati!”. Filippo scese subito dal letto e corse in salotto e andò a guardare sotto l’albero. Lì vi trovò il suo tanto atteso Power Ranger rosso. Lo prese, e se lo strinse al petto. I suoi genitori lo raggiunsero. Si girò verso di loro e si accorse che entrambi erano vestiti di nero. E nei loro occhi c’era una gran tristezza.

“Mamma! Papà! Che c’è?”

“Filippo, dai vestiti! Andiamo a salutare tuo fratello”. Ancora più felice per questa notizia, andò a vestirsi in camera da letto. Sul letto vi trovò una giacchetta nera per lui. Una volta pronto, uscirono. Andarono in una chiesa. Era la stessa chiesa dove Filippo frequentava il catechismo.

“Mamma! Mamma! Ma dobbiamo sentire la messa?”

“Si, tesoro”

“Ma dov’è Luca?”. Sua madre cominciò a piagere, ma bastò la pacca di suo marito a ridarle forza

“E’ lì dentro, amore!” disse, indicando la bara al centro della chiesa.

“Là dentro?”

“Si, tesoro”. Allora, Filippo entrò nel pallone. Non capiva. Quella era una bara e sapeva che li ci mettevano i morti. Ma allora, che ci faceva Luca lì? Filippo lasciò la mano di sua madre e corse vicino alla bara. Sua madre lo richiamò, ma lui non le diede ascolto. La bara era aperta. Filippo si avvicinò e lo vide.

“Ma sta dormendo!” pensò. Luca aveva il suo solito aspetto traquillo e sereno. Sembrava quasi che stesse ridendo.

“Ehi, Lu! Grazie per il Power Ranger! E stai tranquillo, non dirò niente a nessuno che sei tu Babbo Natale”. Filippo si aspettava una risposta, ma non la ebbe. Continuò a fissarlo, fin quando non giunsero i suoi genitori. Allora, lo guardò di nuovo. E il suo sguardo sembrava dirgli ancora una volta “tranquillo, Pip. Ti sto ascoltando”.

Tony Musicco

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    • Liesel
    • 28 aprile 2010

    Perchè devono tutti morire?

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