Se avessi visto, che cosa avrei fatto? Se avessi visto quei cancelli. Se avessi visto quelle fosse, piene di cadaveri.
Se avessi vissuto, che cosa avrei fatto? Se avessi indossato un vestito a strisce. Se mi avessero impresso un numero sul mio braccio.
Se avessi udito, che cosa avrei fatto? Se avessi ascoltato quelle urla, quei pianti. Se avessi sentito quegli odori.
<<Perchè tremi?>>
<<Ho paura>>
<<Non tremare>>
<<Non posso. Non riesco a controllarmi>>
<<Per favore, fermati!>>
<<Ci sto provando!>>
“Ma no! Non è successo niente. E’ tutta un’invenzione, una montatura.”
27 gennaio 2012. C’è ancora gente che dice queste cose. C’è ancora gente che NEGA. Da sempre mi chiedo come certa gente abbia il coraggio di dire cose del genere. Molte persone che sono state in quei campi, sopravvissuti, portano ancora con loro il marchio di quell’agonia. E non parlo solo di quei numeri impressi a fuoco sulla loro pelle. Parlo di ricordi, di immagini impresse così in profondità, da non lasciare scampo. Grida, lacrime. L’odore dei carri bestiame. La fame. La sete. Il dolore nel vedere il corpo di un proprio caro gettato in una fossa. Le ossa sporgenti a causa della fame.
<<Oddio! Vogliono portarci nelle docce!>>
<<E allora?>>
<<Lo sai cosa succede nelle docce?>>
Giornata della memoria. Assemblee scolastiche condite con film sulla Shoah. C’è chi guarda e ascolta con interesse. C’è chi si annoia. “Perché ogni anno la stessa storia?” Perché il ricordo deve vincere! Deve vincere sulla stupidità, sull’idiozia della gente. Deve vincere sull’indifferenza, su chi pensa di poter riscrivere la storia dicendo un semplice “no”. “Ricordare cosa? Tu manco c’eri” Il nostro compito è quello di tramandare il ricordo di altri, in modo che sia ricordo di tutti. Testimonianze, diari, lettere… Io non c’ero, ma RICORDO.
“Meditate che questo è stato.
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa, andando per via,
Coricandovi, alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli. ” P. Levi
Ricordare, ricordare, ricordare.
Tony Musicco