Voglio una pelle opaca

Bicchiere, bicchierin. Se solo sapessi quello che voglio sapere, non vorrei sapere. Se sembra che così sia banale, allora mi si spari. Mi si uccida per far spazio a coloro che hanno salva la vita, agli eletti. Levate me e innalzate chi credete, affinché abbiate la vita salva, senza vergogna né colpa.

Mea colpa, mea colpa. Se volessi sgamare, lo farei. Ma la gatta gratta sul tetto. Che ci posso fare io, maestro dell’onesto?

Astuzia e presunzione, non chiedo altro. Sacrifico il mio corpo affinché sia legione di vita e dedizione. Senza luci, né stanze. Senza sosta, né dimensione. Io libero senza forza.

Se qualcuno mi aiutasse, sarebbe vita facile per me. Ma sono solo in queste lecornie di vita breve.

E allora guardo e spero.

E intanto sorseggio.

Alla vostra.

Tony Musicco

Un giorno di pioggia

Quanto è passato? 2 anni? Oddio.

Il tempo va, passano le ore. E, seriamente, dovrei chiamare un dottore

E’ da un po’ che non scrivo sul blog. E’ da un po’ che non scrivo in generale. Ho il blocco. Oggi il mio blog compie il suo secondo anno di vita, e un bel post per commemorare l’occasione ci sta tutto.  Però, cosa scrivere se si ha il blocco?

Un giorno di pioggia, Andrea il Ciarlatano scalciò una micia per caso. 

In questi due anni, ho scritto post di tutti i tipi, dai più ‘toccanti’ (almeno, da quanto mi hanno riferito coloro che hanno letto) ai più deliranti (e qui sono il primo ad ammetterlo). 51 post in cui ho dato libero sfogo a emozioni e follie personali. Ma tranquilli, il vaso è ancora pieno e per svuotarlo tutto ce ne vorrà ancora molto.

Il blocco mi impedisce di dilungarmi, perciò vi saluto. Alla prossima follia.

Tony Musicco

E poi, più nulla

Un soffio di vento. Poi più nulla. Pioggia. Poi più nulla. Una pioggia strana, fatta di piombo attraversa l’etere notturno. Quelle gocce ferrose toccano e squarciano stoffe e epidermidi. Dolore. Sangue. E poi, più nulla.

Roma. Di notte diviene teatro del passato. Gli imperatori si ergono nuovamente, urlano i loro editti, combattono battaglie. Si ripetono i drammi di corte, i complotti. E ad essi se ne aggiunge un altro. Non alle spese di un imperatore, ma a quelle di un uomo, un sognatore. Non soccomberà lui, ma coloro che lo proteggevano. Trafitti non da spade, ma da gocce di piombo. Cinque anime perdute nell’oblio. Anime. Dolore. Sangue. E poi più nulla.

Attorno a lui solo oscurità. L’hanno sottratto alla realtà per portarlo in un incubo. Un incubo scarlatto dal quale non si ridesterà più.

Incubo. Anime. Dolore. Sangue. E poi, più nulla.

Tony Musicco

Ciao!

Come potrebbe farmi male quello che non vedo?

Come potrebbe bruciarmi la pelle una parola che non ho sentito?

Come potrebbe bagnarmi una lacrima che non scende?

1 marzo. La primavera è alle porte. Rinascita della natura e dell’uomo dopo il letargo spettrale dell’inverno. 2o giorni. E già splende il sole. Ma un altro sole è tramontato. Prima di vedere la rinascita, prima di vedere i fiori riprendere vita, un cuore s’è arreso.

La voce si scalda. Un fuoco s’accende in gola. Il palco è li davanti. Attende. La sala è gremita di gente. Occhi che fissano il palco in attesa della musica, della voce. E’ in attesa di complimentare, criticare, amare, odiare. Chi mai farebbe una cosa del genere? Chi mai salirebbe su un palco del genere, che ti fa tremare le ginocchia, che ti manda su e giù lo stomaco, che ti atterrisce come fossi un bambino di fronte ad un cane rabbioso? 

69. Si sentono gli applausi. Niente voci, niente suono. Solo mani che battono. Guardano. Lodano. Piangono. Esiste un paradiso? Fatto di nuvole e di tizi alati ricoperti di bianca luce? Non lo so. Però, so per certo che esiste un altro paradiso, qui in terra, nella mente umana: il ricordo. Il ricordo salva l’anima dalla caduta delle membra. Il ricordo salva la voce dal silenzio, la luce dall’oblio. Il ricordo salva.  Salverà anche lui.

“una canzone
mentre la stai cantando
di là qualcuno muore
qualcun altro sta nascendo
è il gioco della vita
la dobbiamo preparare
che non ci sfugga dalle dita
come la sabbia in riva al mare”

 

Riposa in pace, Lucio.

Tony Musicco

30 gennaio

Oggi ho perso la testa. Me l’hanno portata via dei signori che dicevano che ero un tiranno. Che disgraziati. Un mio amico, invece, austriaco, è stato trovato morto con la moglie. Poverini. In radio, nel frattempo, sento la voce di un tizio. Parla al popolo tedesco. Sono salito sul tetto di casa mia. C’erano 3 miei amici ad aspettarmi. Consci del fatto che sarebbe stata l’ultima volta che saremo stati lì insieme, ognuno ha preso il suo strumento. E abbiamo cominciato a suonare. Ma è arrivata la polizia. Fine dell’esibizione. Mi sono affacciato dal tetto. Ho visto delle persone che marciavano. La polizia lascia perdere noi e corre da loro. Raffica di piombo. 13 cadono a terra come birilli travolti da quella boccia che è il loro destino. Ma che si ripete. Ma a loro,  i 13, non sono concesse repliche. Mentre ancora fissavo quella scena, ecco il fanciullo che è in me. Aveva 3 anni. E’ venuto fuori dal mio cuore. Non ne poteva più. Ha cercato di fuggire, di correre via, ma il male di questo mondo l’ha agguantato. Un corpo contundente. 17 colpi. Ora è ancora riverso lì, con gli occhi fissi verso di me. “Non c’è scampo” sembra dirmi. Il mio cuore è in lacrime.Vorrei strapparmi via i capelli, ma non posso. La testa l’ho persa prima.

Tony Musicco

Il ricordo deve vincere

Se avessi visto, che cosa avrei fatto? Se avessi visto quei cancelli. Se avessi visto quelle fosse, piene di cadaveri.

Se avessi vissuto, che cosa avrei fatto? Se avessi indossato un vestito a strisce. Se mi avessero impresso un numero sul mio braccio.

Se avessi udito, che cosa avrei fatto? Se avessi ascoltato quelle urla, quei pianti. Se avessi sentito quegli odori.

<<Perchè tremi?>>

<<Ho paura>>

<<Non tremare>>

<<Non posso. Non riesco a controllarmi>>

<<Per favore, fermati!>>

<<Ci sto provando!>>

“Ma no! Non è successo niente. E’ tutta un’invenzione, una montatura.”

27 gennaio 2012. C’è ancora gente che dice queste cose. C’è ancora gente che NEGA. Da sempre mi chiedo come certa gente abbia il coraggio di dire cose del genere. Molte persone che sono state in quei campi, sopravvissuti, portano ancora con loro il marchio di quell’agonia. E non parlo solo di quei numeri impressi a fuoco sulla loro pelle. Parlo di ricordi, di immagini impresse così in profondità, da non lasciare scampo. Grida, lacrime. L’odore dei carri bestiame. La fame. La sete. Il dolore nel vedere il corpo di un proprio caro gettato in una fossa. Le ossa sporgenti a causa della fame.

<<Oddio! Vogliono portarci nelle docce!>>

<<E allora?>>

<<Lo sai cosa succede nelle docce?>>

Giornata della memoria. Assemblee scolastiche condite con film sulla Shoah. C’è chi guarda e ascolta con interesse. C’è chi si annoia. “Perché ogni anno la stessa storia?” Perché il ricordo deve vincere! Deve vincere sulla stupidità, sull’idiozia della gente. Deve vincere sull’indifferenza, su chi pensa di poter riscrivere la storia dicendo un semplice “no”. “Ricordare cosa? Tu manco c’eri” Il nostro compito è quello di tramandare il ricordo di altri, in modo che sia ricordo di tutti. Testimonianze, diari, lettere… Io non c’ero, ma RICORDO.

“Meditate che questo è stato.
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa, andando per via,
Coricandovi, alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli. ”
P. Levi

Ricordare, ricordare, ricordare.


Tony Musicco

C’è crisi

Sono in crisi. La mia testa ha previsto dei tagli al mio cuore: amerà del 25 % in meno. Bisogna risparmiare. Anche la mia mente è in crisi. I tir della ragione sono fermi sull’autostrada dell’anima. Protestano, gridano. Alzano i forconi.

Sono in crisi. Devo uscire. Devo fare il pieno. Ma trovo fila al distributore. Tutti in fila per un pieno di felicità. Quando è il mio turno, leggo “Felicità e amore esauriti”. Che disdetta!

Sono in crisi. Le industrie del mio intelletto sono in crisi. Tagli anche lì, soprattutto sui settori dell’ispirazione e della fantasia. Tagli anche sulle pensioni dei miei sogni e dei miei anziani ricordi.

Sono in crisi. Non arriva più la ragione al mio cervello. Comincio a formulare frasi senza senso, a scrivere post senza senso (come questo). Non trovo più la via di casa. Mi smarrisco.

Passerà.

Passerà, passerà.

cosa penso di me, cosa voglio da tedove sono, cosa sono e perché” 

Tony Musicco

Si usa

Da noi si usa essere amici. Anche se tu invidi me o io odio te.

Da noi si usa essere amici. Anche se io ti ho dato della testa di cazzo o tu hai cercato di picchiarmi.

Da noi si usa essere amici. Anche se io ti ho chiesto il manuale di latino o tu mi hai ignorato in biblioteca.

Da noi si usa essere amici. Anche se io ho rifiutato di farti l’elemosina o tu hai pensato male di me.

Luce blu. Attenta al gatto nero che ti passa davanti, scappando sotto ad una scala. 1000 anni di disgrazie. Ma qui si usa così. 

Qui si usa essere nemici. Anche se io ti ho abbracciato o tu mi hai detto che mi vuoi bene.

Qui si usa essere nemici. Anche se mi bendi e mi dici “ti amo” o io ti offro una sigaretta.

Qui si usa essere nemici. Anche se io ti offro una spalla su cui piangere o tu mi dici belle parole.

L’ergastolo della sfiga. Qui da noi si usa così. E sempre si userà

Chiedi a settantasette se non sai come si fa”

Tony Musicco

Chi ti piangerà?

Apri gli occhi. Inizia un nuovo giorno per te. Cosa farai quest’oggi? Ti tiri su dal tuo letto. Sei nuda. Ti specchi. Ti tocchi. Le tue dita sfiorano quella tua pelle tatuata di colori spenti come la tua anima. Ti infili i pantaloni di pelle, l’anfibio nero.

Non fai colazione. Non ricordi quando è stata l’ultima volta che hai mandato giù un boccone. Ma un rutto ti ricorda quello che hai bevuto ieri sera. Un punto rosa sul braccio ti ricorda, invece, ti ricorda quello che ti sei fatta ieri sera.

Che ne sarà di te quest’oggi?

Esci di casa. Gironzoli per la città. Ray-Ban cattivi sugli occhi. Incontri un paio di tue amiche. Vi accordate per la serata. Vi prendete un caffè. Torni a casa. I tuoi sono a pranzo. Li ignori. Ignori la tavola. Non tocchi nulla. Ti rinchiudi nella tua stanza. Metti su un disco dei Cradle of Filth. Ti distendi. E ti perdi. Ti chiedi come sarebbe se tu morissi. A chi mancheresti, chi ti piangerebbe al funerale, chi fingerebbe di farlo. E in quel momento, speri che quel giorno arrivi prima possibile.

Che ne sarà di te questa notte?

Pantaloncini, stivali, giacca…tutto rigorosamente in pelle nera. I capelli diritti verso l’alto. Squillo. Gli amici sono sotto casa e ti aspettano per andare. Vi aspetta una serata. Una delle vostre, nel locale alternativo, reso vivo da gente alternativa. Come voi. Come te. Appena entri, abbracci, baci, slinguazzate qua e là. Poi via con la prima sigaretta, il primo bicchiere di birra. Poi, ti viene vicino il solito amico. Ti fa un sorriso. Ti dice “andiamo?”. Tu gli fai cenno di si. Uscite dal locale. Vi appartate in auto. Tu ti levi la giacca. Intanto lui scalda il suo cucchiaino. In un baleno, la sua spada è pronta. Ti sorride. Tu, sorridendo, gli cedi il tuo braccio. Ed ecco che quella spada ti penetra la vena. E ti vomita dentro quel fiato d’inferno che ti fa vedere il paradiso. Per degli istanti che sembrano anni, tu sei non sei più lì. Sei altrove, lontana dalla tua vita, dai tuoi vestiti di pelle, dai tuoi tatuaggi. Sei lontana da te. E stai bene. Poi, il viaggio finisce, la giostra ritorna al punto di partenza. Ma stavolta, qualcosa è cambiato. Tu non riesci a tornare. Sei bloccata sulla tua giostra. Non riesci a venire fuori. Dalla tua bocca, bava bianca viene fuori. Il tuo amico ti prende di peso. Sa cosa ti sta accadendo. Non vuole guai. Ti poggia sull’asfalto. Mette in moto. E va via. Tu rimani lì, con gli occhi quasi chiusi, prigioniera di un silenzio più forte di un qualsiasi strillo. Il giorno è arrivato. Chi ti piangerà?

Tony Musicco

L’anno che andrà

Vedo…vedo divani volare, piatti sfrecciare per aria. Piove una pioggia strana. Piovono armadi, sedie…

“Tony, è uno dei tuoi deliri poetici?”

“No”

“Ti sei fatto un cannone?”

“No”

E’ Capodanno! Si distrugge il vecchio per lasciare spazio al nuovo. Si-distrugge.

365 pagine da gettare nella fornace del tempo. 365 respiri che si perdono nel vento dell’eternità. 365 battiti che s’ammutoliscono. Un silenzio che dura un attimo. Nessuno se ne accorge. C’è tanta confusione. Musica, botti. Nessuno riesce a percepirlo. Ma c’è. Quel frammento temporale conservato nell’istante in cui la lancetta segna la mezzanotte del 31, quella lancetta che segna un lutto e una nascita nello stesso momento. E’ lì, proprio lì, il silenzio del tempo, celato dalla baldoria generale. Sarebbe bello, non credete? Se tutti, invece di esplodere, ci legassimo in un silenzio, ascoltando così la moria dell’anno passato e il gemito del neonato nuovo anno. Ed esplodere subito dopo, speranzosi in qualcosa di nuovo, più bello. Sarebbe bello.

Mani giunte.

2011, riposa in pace.

Tony Musicco

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